Kassim racconta 2

Sofferenze .. assurde

BismiLlahir-Rahmanir-Rahim
Al-hamdu li-l-Lahi rabbi-l-’alamin, wa-s-salatu wa-s-salamu ‘ala rasuli-l-Lahi l-amin.

Ringrazio tutti i fratelli e le fedelissime sorelle per il coinvolgimento, su Apology per Abou Elkassim Britel, che mi ha molto toccato.
So che è difficile leggere qualcosa sulle torture, era una pagina ma in realtà si tratta di sofferenze continue.
Ai tiranni non bastano lo stato di fermo, l’interrogatorio e la condanna. Quando il musulmano è messo alla prova – scontare ingiustamente una pena ad esempio – è contento lo stesso. È questione di fede nel decreto divino.
Il Profeta -pace e benedizione su di lui- disse: «Quel che Allah vuole che ci sia, ci sarà e quel che Egli non vuole che ci sia, non ci sarà», quindi nulla accade senza il volere di Allah .. e ogni volere viene solo dopo il Suo.
Questo lascia il musulmano tranquillo, saldo e fiero di esserlo.
Questo preziosissimo credo, i tiranni e i loro eserciti criminali (servizi segreti, polizia, magistrati, guardiani …) non lo accettano e non lo sopportano, ma per il musulmano l’Islam è la sua fede, è la sua vita.
Così, oltre alla condanna, bisogna soffrire dietro le sbarre. Ogni giorno un nuovo metodo per creare tristezza e dispetto, per provocarci e privarci.
Il carcere in Marocco mette a disposizione del detenuto oggetti molto scadenti, ad esempio mi è stato dato un piatto di plastica sporco da qualche giorno, e la sorpresa … era abitato da vermi, l’ho lavato comunque e l’ho usato.
Il guardiano ovviamente poteva sciacquarlo o darmene uno nuovo, cioè
«non dare agli altri quello che tu non accetteresti».
No! ogni volta che lo usavo, dovevo ricordarmi che quel piatto conteneva dei vermi, ecco lo scopo della sua bella azione!
Inoltre, non ci davano l’acqua calda, per l’abluzione e la lavanda, con la scusa che non c’erano le bombole di gas. Ci prendevano in giro! Allora mettevamo l’acqua in bottiglie da 1.5L e da 5L e poi le attaccavamo con dei legacci, fatti dai vestiti, alla finestra della cella per scaldare l’acqua con il sole. Questo perché il musulmano è tenuto ad essere sempre in stato di purità (at-tahara).
Che Allah –l’Altissimo– ricompensi tutti i fratelli e le sorelle per la loro perseveranza nella tahara per l’impegno che costa, amin.
Un’altra cosa che può sembrare di poca rilevanza: il bicchiere di plastica.
Possederne invece uno di vetro, rappresentava la vita, sì la vita .. essere come gli altri, quelli fuori, perché nelle carceri il detenuto vive a lungo circondato solo da cose, materiali e edifici vuoti di vita.
Vedevo la reazione dei fratelli quando riuscivano a procurarsi qualcosa di diverso: ad esempio un cucchiaio inox, una scodella di vetro, una padella o qualche soldo, questo dava una bella spinta, il senso della vita che continua.
Non mi chiedete come si riesce ad avere del denaro in carcere, quel che posso dire è che la necessità è la madre dell’invenzione.
Questo per capire quanto il carcere era duro. Passando tanti anni in galera, non è possibile scontrarsi con loro tutti i giorni, anzi è meglio occupare il tempo con cose più utili, ne parleremo in un prossimo post.
Mi chiedo: perché tutta questa inimicizia? Per compiacere chi? E con quale profitto?
A dire la verità per nessuno, anzi ‘sti poverini apostati distruggono la loro Akhira per procurare la dunya ad altri!!!
Subhana-l-Lah! Che pessima svendita!!!

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