Kassim racconta

Kassim vuol condividere alcuni momenti della sua esperienza.
Pubblicherò questi contenuti sul blog sotto il titolo “Kassim racconta”. Buona lettura    khadija

Fra sofferenza e speranza

Sono a casa da più di tre anni, e non riesco a condurre una vita normale come si capisce nel video reportage di France 24.
Oggi provo a raccontare alcune sofferenze che non penso di poter mai dimenticare:
1- Quando ero nelle mani dei servizi segreti pakistani, ero in cella assieme ad un pakistano – che era già lì quando sono arrivato. La cella era di 2m x 1.50m, avevamo il diritto al bagno solo due volte nelle 24 ore, alle 09.00 e alle 15.00 e per soli 5 minuti.
In cella avevamo un secchio in caso di qualche ulteriore bisogno fisiologico. Pensate quando uno di noi aveva qualche bisogno in che imbarazzo ci trovavamo!!!
Avevamo il diritto a 1.5L d’acqua da raccogliere dal pozzo ogni volta che uscivamo in bagno. La temperature era di 42° e quindi dopo 30 minuti l’acqua non era più buona da bere.
In quella cella sono rimasto per un mese intero senza mai uscire, questa mostruosa restrizione mi ha provocato dei dolori fisici e morali che porto finora.

2- Quando ero a Temara – il campo di detenzione segreta in Marocco – la luce rimaneva accesa in cella tutta la notte, era di due neon da 36 watt ciascuno. In estate avevo una – ed era l’unica – coperta invernale, faceva molto caldo e per proteggere gli occhi dalla luce coprivo il viso con la medesima coperta, sudavo moltissimo e quindi non riuscivo a dormire. La notte che è un dono per il sonno era diventata un incubo permanente!
A parte i vestiti addosso, non ne avevo altri di ricambio. Dopo una quindicina di giorni con il caldo ho avuto dei brufoli al pube con un prurito tremendo, anche a causa del mancato cambio della biancheria.
Non avevo il diritto alle cure mediche, né all’acqua calda per lavarmi, né al dentifricio e allo spazzolino, né all’orologio, né ai libri, né al giornale, né a comunicare con il mondo esterno. Non avevo nemmeno il diritto di far sentire la mia voce .. per ben otto mesi e mezzo la prima volta e altri quattro la seconda.

3- In carcere invece, sono stato messo in una cella con la porta a sbarre, la finestra era senza vetri e davanti alla cella c’era una grandissima finestra anche questa senza vetri.
La finestra della cella, la porta e l’altra finestra erano tutte e tre allineate, quindi c’era una corrente d’aria continua che ho dovuto sopportare per più di tre mesi, tenuto conto che mi facevamo uscire all’aria solo per 20 minuti, e naturalmente porto ora forti segni di reumatismo (alla schiena, alle ginocchia e alle caviglie), oltre a seri problemi di vescica.
E nonostante fossi stato condannato definitivamente a 9 anni, in carcere non ho avuto il diritto alle cure mediche per ben un anno e mezzo!!!
Queste sofferenze – e tante altre – mi perseguitano tutti i giorni .. ma, comunque, dietro ogni sofferenza rimane sempre qualche speranza!

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