Soffrire di tortura: una petizione per Abou Elkassim Britel

Per quasi tre anni questo blog e il sito hanno taciuto, non perché non ci fosse nulla da dire.
Rientrare a casa, senza tornare davvero, corpo e spirito minati profondamente, come si racconta?
Non sono capace, non posso, non ci riesco. Giorno dopo giorno vedo Kassim soffrire, combattere i fantasmi della rendition, della tortura, della detenzione, cercare di costruire un nuovo percorso di vita e non è mai il momento giusto. Siamo sfiniti e ci sentiamo molto soli.
Alcune persone chiedono di lui, della sua salute e quasi sorpresi dicono: “Ma sono già passati più di tre anni…”, senza capire che certe ferite non si chiudono, che basta un nonnulla per riportare a galla il disagio. Dalla tortura non si torna, è un cancro che resta dentro e lavora nel buio.
Viviamo in un paese dove si scrive e si commenta su infinite banalità, ma dove non esiste il reato di tortura, dove persone ancora muoiono per mano di servitori di uno stato autoritario e noncurante… e dove con l’islamofobia si genera paura.
Oggi scrivo perché è in rete una petizione che riguarda il caso Britel. Creata dall’associazione “North Carolina Stop Torture Now“, è indirizzata ai governi dei quattro paesi coinvolti per una richiesta di scuse a Kassim. La petizione fa parte di un percorso diverso e alto che ha origine dal lavoro di un gruppo di studenti di giurisprudenza della “University of North Carolina at Chapel Hill” guidati dalla professoressa Deborah Weissman.
È triste vedere come interessi a pochi, eppure il fine è ottenere giustizia, senza quella Kassim non potrà mai riaversi, ed io con lui.
Fra i firmatari riconosco persone che hanno seguito e studiato il caso, sanno di cosa si tratta, aggiungono commenti pertinenti e spesso empatici. In famiglia ne parliamo e a Kassim racconto i contatti avuti con loro e gli episodi che ritornano alla mente di tanti anni spesi per il suo ritorno a casa e per il riconoscimento del male patito. Grazie ad ognuno di voi e all’occasione positiva che ci date.
Chiedo di continuare a diffondere e di non farci mancare il vostro appoggio, grazie ancora
khadija

Ecco uno dei commenti che ben fotografa la situazione:

This case was scandalous and an example of the lasting and irreparable damage that governments cause people in the name of security. I studied the case in depth and it was emotionally difficult to learn of and report the plight suffered by Britel and his wife.

Un sentito grazie a Christina Cowger e a tutti i membri di NCSTN, a Deborah Weissman e ai suoi studenti, a tutti coloro che sono impegnati nella campagna “TAKING RESPONSIBILITY FOR EXTRAORDINARY RENDITION AND TORTURE: The Case Of Abou ElKassim Britel”.
Per saperne di più visita il sito di NCSTN

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  1. Pingback: Abou ElKassim Britel: la sua storia in un video. Due articoli su Repubblica.it. La petizione a sostegno della richiesta di scuse | libertà per Kassim

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