Abou ElKassim Britel, notizie da Kenitra

Ventinovesimo viaggio, anno 2011.

La Prison Centrale de Kenitra si presenta con un cancellone di ferro nero, due guardiole, dietro terreno incolto, macchine parcheggiate, ai lati casette in disordine dove abita il personale, qualche gatto, qualche gallina vicino ai bidoni dell’immondizia, un’aiuola abbandonata a se stessa, in fondo il portone di ferro azzurro e oro delle prigioni marocchine, ma prima sulla sinistra una bassa costruzione aperta dove si esegue il controllo dei famigliari in visita e delle borse.

Ispezioni durissime, sono al limite delle lacrime, stanca e nervosa. La presenza del Console d’Italia che mi ha accompagnato non mitiga questo passaggio, è a colloquio con il Direttore, interverrà poi quando gli dico che mi hanno bloccato cioccolato e formaggio. Ho preparato biancheria nuova, morbida e ben stirata e viene strapazzata pezzo a pezzo da mani nervose che mi restituiscono quello che pare un mucchietto di stracci.

Tutto è mischiato in buste di plastica, finalmente arrivo al portone. Entro in un altro spazio quadrato, attraverso un cancello azzurro e mi trovo in un grande cortile con un giardinetto al centro. Dalla costruzione di destra vedo uscire mio marito, accompagnato da una guardia, alza la mano a salutarmi da lontano. Ha le manette e vorrei urlare, dove potrebbe fuggire? Cosa potrebbe fare? Ho il cuore stretto di pena.

Vengo accompagnata in una stanzetta, mentre lui, le manette ai polsi, incontra il Console nell’ufficio del Direttore. Soli non li lasciano.
Il nostro primo incontro è breve, torno nei giorni successivi. Il Console ha ottenuto permessi di visita quotidiani.
La sala di visita è squallida solo panche alle pareti, noi parliamo, ci raccontiamo, cerchiamo di non perdere tempo.

Kassim ha un colorito grigiastro, come sempre cerca di minimizzare con me, ma lo vedo soffrire per i dolori di schiena nel restare seduto così scomodo, gli occhi rossi per una notte insonne.
È teso, lo ispezionano quando arriva e quando esce, a lungo e minuziosamente, ricontrollano tutto quel che ho portato.
Mi racconta di una perquisizione provocatoria subita in cella qualche giorno prima, del cibo fatto cadere sul pavimento, perchè le buste di plastica non vengono aperte, ma strappate. Dei vestiti gettati per aria, dell’impossibilità di aver cura di sé, del freddo, della muffa che attacca le coperte su cui dorme e di quella alle pareti, dell’acqua calda che spesso non c’è, di qualche fornellino finalmente concesso con le resistenze che si rompono ad ogni utilizzo, della durezza che ho assaggiato anch’io e tanto altro.

Esco di lì con fatica, con il bene misto alla pena, mi pare di aver fatto un enorme lavoro e vorrei sapere cos’altro resta da fare per lui e per me.
Ancora due colloqui prima di rientrare in Italia.

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2 risposte a Abou ElKassim Britel, notizie da Kenitra

  1. anonimo ha detto:

    Bismillah ir Rahman ir Rahim

    Assalamu aleykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

    Al hamdulillah, non abbiamo dimenticato il nostro fratello imprigonato Abou al Kassem, ma è invece sempre ben presente nella nostra Da'wah, infatti abbiamo voluto dedicargli il nuovo progetto di Da'wah denominato "Libreria dell'Islam".

    Qui c'è la presentazione della libreria:

    http://blog.libero.it/islamnur/9792427.html

    E qui la libreria:

    http://blog.libero.it/islamitalia/

    Che Allah liberi il fratello Abou al Kassem e ce lo faccia abbracciare presto, amin.

    Muhammad Nur al Haqq

  2. khadijabritel ha detto:

    ualeikum salam waRahmatullahi waBarakatuHu

    grazie fratello e presso Allah è la ricompensa.
    Sono senza parole, mi sono commossa ieri quando ho letto, a tal punto che non ho potuto risponderti.

    Appena sentirò Kassim (non so quando sarà) gli leggerò le parole a lui dedicate nella presentazione, gli faranno bene, e sarà contento di quest'iniziativa, inshallah.

    Quando ideò e progettò Islàmiqra' ci mise tanto impegno convinto che sarebbe servito ai fratelli italiani e a chi ancora non conosceva l'Islam. Ha sempre lavorato con grande serietà e io collaboravo come meglio potevo. Furono le traduzioni che lo aiutarono dopo la prima detenzione in segreto, speriamo di lavorare ancora, con il permesso e l'aiuto dell'Altissimo. 
    E che Allah swt ci guidi, amin

    khadija

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