In viaggio per visitare Kassim

Da 10 giorni mi trovo in Marocco.
Dal 2003 ogni tre mesi questo viaggio scandisce i tempi della mia vita.
Mai uguale. Gioia di rivedere Kassim, preoccupazione, impegno per chiedere e consolidare diritti.
Qualche giorno fa, per la prima volta, ho passeggiato sulla Corniche di Casablanca.
L’oceano fluttuante di grigi, il cielo andava arrossandosi nel tramonto, spiaggia umida, navi all’orizzonte. Lusso, luogo per turisti, improvvisamente mi sono resa conto di un Marocco che ho dimenticato.
Mi appartengono i quartieri modesti, le famiglie che stentano la vita, le code al carcere, le speranze di giustizia. Sto con questa gente e non potrebbe essere altrimenti, sono una di loro anche se vengo da un altro paese.
Quando sono qui non vorrei più andarmene: tanto bene mi viene dato contro l’amarezza quotidiana.
Dall’Italia, dal Marocco partire è una fatica, ogni volta più grande. Dolore, speranza e fede mi sono compagni.

DIRITTI PERSI –
La Direzione del carcere di Oukasha e la “Délégation générale de l’Administration pénitentiaire et de la réinsertion” giocano con le nostre vite, e intanto ci tolgono diritti.
Quanto a numero e durata delle visite siamo tornati a prima del 2005. Ci fanno pagare il recente sciopero della fame.

Kassim ed io abbiamo chiesto, insistito, discusso, nessun risultato. L’atteggiamento troppo tiepido e timoroso di irritare la controparte delle Autorità diplomatiche italiane ci espone a nuovi soprusi.
Pesano le responsabilità e le omissioni italiane nel caso di Abou Elkassim Britel.

VITTIME LORO MALGRADO – Con questo titolo Lejournal dedicava nel suo ultimo numero un servizio alle condizioni dei figli e delle famiglie dei detenuti islamici in Marocco (la traduzione è di Jacopo Granci)
… Gli arresti di massa compiuti negli ambienti salafiti tra il 2003 e il 2004 avevano come base la scarsa conoscenza del fenomeno e una definizione assai vaga del concetto di “terrorismo”. “Erano sufficienti degli indizi sommari per essere coinvolti nelle retate organizzate dagli apparati di sicurezza: la frequentazione di alcune moschee, il tipo di abbigliamento indossato, la corrispondenza epistolare e i contatti telefonici. Questo sistema, del tutto arbitrario, ha prodotto una serie di ingiustizie”, spiega lo studioso di islam politico Mohammed Tozy. Anche se oggi gli arresti si fanno via via sempre più rari, le prigioni del regno ospitano ancora un migliaio di islamisti. I loro figli, cresciuti per lo più in contesti disagiati, oltre alle umiliazioni quotidiane, subiscono le pressioni del regime e si ritrovano marginalizzati all’interno della società      leggi tutto

PROCESSO A ZAHRA BOUDKOUR – Di Zahra e della tortura che ha subito abbiamo già scritto qui
La relazione dell’ Osservatorio Internazionale  per i diritti mi ha riportato al processo di Kassim.
La velocità dei processi, l’impedimento alla presenza in aula dei familiari, i giudici che si consultano frettolosamente coprendosi il viso con una cartellina …
E tutto questo in presenza di osservatori internazionali !
Davvero nulla cambia in Marocco ?
La relazione sulla seduta del 17 febbraio 2010 al tribunale di Marrakech qui

Fonti:
(r)umori dal Mediterraneo            Osservatorio Internazionale per i Diritti

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2 risposte a In viaggio per visitare Kassim

  1. anonimo ha detto:

    Esselamu  aleikum sorella e passo qui a mandarti un saluto ovviamente islamico. Tieni duro, anche in Bosnia ad Abu Hamza stanno rendendo la vita dura.  Ecco ti lascio link sotto

    http://www.ensarije.com/index.php?id=1143

    Esselamu  aleikum.

    Muamer http://sololislam.blogspot.com

  2. khadijabritel ha detto:

    ualeikum salam,grazie!

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