La barbarie fra noi: due parole su una piccola polemica non solo cittadina

Pare che il concetto di un mondo a tante velocità, a diritti (?) variabili a seconda dei soggetti sia ormai a pieno titolo parte della società italiana.
Una polemica che ci riguarda e di cui ho deciso di dare in breve notizia.
Il 21 gennaio Dnews pubblica qualche riga sulla vicenda di Kassim.
Seguono alcuni commenti dalla maggior parte dei quali emerge una disumanità che non ci fa certo onore né come esseri umani, né come bergamaschi, né come italiani.

Ho vergogna per me, per noi e per voi che non siete in grado di capire che un innocente deve esser fuori dal carcere, che nessuno può esser fatto sparire, che la tortura è vietata dalle convenzioni internazionali, che i processi devono rispondere a certe condizioni di equità.

Abou Elkassim Britel non ha commesso reati. È un innocente in carcere, è stato uno scomparso per 15 mesi durante i quali è stato torturato, ha subito un processo iniquo.
Eppure c’è chi ritiene che questo non sia ancora sufficiente…

Fa male, ma non stupisce in un paese dove solo pochi giorni fa si è fatto il tiro al bersaglio contro dei lavoratori di origine straniera, proprio come mio marito Kassim.

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Una risposta a La barbarie fra noi: due parole su una piccola polemica non solo cittadina

  1. ksakinah ha detto:

    Molti dei commenti del link segnalato fanno venire i brividi. A volte sembra di trovarsi dentro un film horror in cui un esiguo gruppetto di esseri umani si ritrova catapultato in un mondo di zombi. Questa è la senzazione che ho provato leggendo! Autocoscienza, ovviamente, uguale zero!
    Salem

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