Una serata sui diritti umani e…

Diritti umani 18.06.08 copiaUna serata sui diritti umani ed alcuni ringraziamenti, in particolare all’avvocato Francesca Longhi

Periodo duro, durissimo, il lungo sciopero della fame di Kassim, inspiegabili assenze, qualche prezioso momento costruttivo come l’incontro di mercoledì 18 giugno:  Diritti umani, solo uno slogan?“.
Ho ascoltato e ritrovato concetti che ho imparato in questi anni a tirar giù dall’ideale al quotidiano, nel tentativo di sottrarre mio marito ad un’ingiustizia ormai insopportabile.
Sono stati espressi idee universali e fondamentali, lanciati interrogativi, aperte le porte della speranza e dell’impegno, poche righe non ne restituiranno certo il senso, così ricordo un concetto semplice, immediatamente comprensibile e comunque basilare:  quando non sono per tutti da diritti si trasformano in privilegi.

Mi ha fatto bene e ringrazio i relatori (li cito come si vedono nella foto): Paolo Pobbiati – Amnesty International, avv. Roberto Bruni – Sindaco di Bergamo, Moni Ovadia, Prof. Barbara Pezzini, Preside della Facoltà di Giurisprudenza di Bergamo.

Al termine è intervenuta l’avvocato Francesa Longhi che si è rivolta direttamente al Presidente di Amnesty per ricordare il caso di Abou Elkassim Britel e chiedere aiuto.
Con poche e sentite parole Francesca ha dato il senso del suo impegno, dei tentativi suoi e miei di addivenire ad una necessaria soluzione e dell’impotenza di fronte al caparbio immobilismo dell’Italia.
Francesca non ama i riflettori, lei lavora con passione, poggiandosi sulla convinzione che solo il comune terreno dei diritti umani ci porterà fuori dalla palude dell’incomprensione che un’ottica unicamente securitaria contribuisce ad accrescere e a diffondere.

Cara Francesca, non volermene, se così pubblicamente ti dico grazie per questo tuo esserci, per essermi compagna da anni in un così difficile cammino. Abbiamo lavorato conoscendo e riconoscendo le nostre differenze, e sempre nel reciproco rispetto.
Ti so generosa, anch’io ricordo con amarezza i tuoi due inutili viaggi in Marocco per incontrare Kassim. Inutili perché le autorità italiane non hanno saputo – anzi credo non abbiano voluto – garantirti il diritto ad incontrare il tuo assistito. E lo ricordo ancora qui convinta come sono che alcuni trattamenti ci siano stati riservati proprio per il nostro essere donne. Correttezza e buon senso sono state spesso scambiate per fragilità: noi ce la faremo, Kassim tornerà a casa!
Ti ringrazio Francesca anche da parte di mio marito, che mi chiede spesso di farlo, perché lui sì ha compreso la portata ed il valore del tuo buon lavoro.
E ci sarebbero tante altre pregevoli cose da citare di te, ma tu conosci anche il mio pudore riguardo i sentimenti, accetta quindi questo mio piccolo, pubblico ringraziamento            khadija

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