i diritti aboliti in nome della “guerra al terrore”

L’Europa che fingeva di non sapere
ora non ha il coraggio di indagare sugli abusi
di Elvira Corona

Arresti arbitrari, sparizioni, trasferimenti illegali verso un altro paese, detenzioni senza processo, torture. Tutto giustificato in nome della guerra al terrorismo. Tutto riassunto in due parole – extraordinary rendition -, letteralmente “consegne speciali”: operazioni eseguite dalle autorità statunitensi o per conto di queste ultime, messe in atto per trasferire persone da un paese a un altro al di fuori di qualsiasi procedura legale. A rendersi responsabili di queste molteplici violazioni dei diritti umani non solo gli Stati Uniti ma anche l’Europa. E tra i paesi incriminati non manca all’appello neppure l’Italia.

Per farsi un’idea dell’agghiacciante fenomeno può essere utile il film Rendition – detenzione illegale, da qualche giorno anche sugli schermi italiani. Lavoro cinematografico di Gavin Hood (regista sudafricano premio Oscar nel 2005 per Tsotsi), il film si ispira ad un caso reale e racconta la vicenda di un ingegnere chimico di origine egiziana che mentre sta rientrando negli Usa dopo essere stato ad un convegno a Città del Capo scompare nel nulla. Gli scomparsi – come il protagonista del film – sono persone fuori da qualsiasi protezione legale, tagliati fuori dal mondo esterno e in completo potere dei loro carcerieri. Non possono incontrare avvocati, familiari e medici. Sono spesso tenuti in prolungata detenzione arbitraria, senza accusa o processo. Non possono contestare il loro arresto o la loro detenzione, la cui legittimità non è accertata da alcun giudice. Le loro condizioni e il trattamento non sono monitorati da alcun organismo indipendente, sia nazionale che internazionale. La segretezza della detenzione permette ai governi di sottrarsi alla propria responsabilità. >>>

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