per una mobilitazione telematica

La storia di Abou Elkassim Britel è ormai piuttosto nota.
Ne hanno parlato svariati mezzi di informazione, da Radio Popolare al Sole24Ore, fino al telegiornale di Rai3, tra gli altri; svariati bloggers hanno trattato della vicenda sulle loro pagine web, nonché alcuni siti competenti, a partire da Statewatch.

È stata addirittura organizzata una mostra, curata da Maurizio Mazzucchetti, che ha riscontrato un notevole interesse; lo stesso sindaco di Bergamo, città di residenza di Kassim, ha rivolto personalmente un appello alle istituzioni della Repubblica in favore della sua immediata liberazione.

La petizione recentemente aperta e resa disponibile in rete, tuttavia, stenta a raccogliere tutte quelle adesioni che un simile consenso – almeno a livello di media alternativi – avrebbe permesso di attendersi.

Ciò rimanda forse ad uno dei limiti congeniti alla mobilitazione on-line, cui tuttavia l’ormai prolungato sciopero della fame di Kassim non consente di rassegnarsi: siamo, oggi, al 52° giorno.

Credo che – anche, ma non soltanto, in ragione della drammatica urgenza della questione – sia necessario un colpo di reni da parte di tutti i soggetti telematici politicamente sensibili che hanno avuto la possibilità di venire a conoscenza della vicenda di Kassim; essi dovrebbero prontamente prendere in considerazione l’opportunità di aderire concretamente alla campagna per la sua liberazione, promuovendo con incisività la raccolta di firme per la relativa petizione, esponendo un banner nella propria home page ed adoperandosi personalmente per moltiplicare la rete di contatti ed iniziative miranti ad informare l’opinione pubblica ed a sollecitare le istituzioni competenti.
Non si tratterebbe certo della pia invocazione di pochi utenti, del tentativo di dare visibilità ad una campagna di nicchia, avulsa da un’ottica complessiva. La vicenda di Kassim, al contrario, interroga ed impegna i princìpi, lo spirito e le stesse istanze di quella parte della Rete che crede in un impegno costruttivo per il mondo reale; un’interrogazione ed un impegno rispetto a cui essa è chiamata a ritenersi responsabile, che vi corrisponda o meno.

Kassim è un immigrato, un cittadino italiano ed una vittima di deportazione illegale; le vessazioni cui è tuttora sottoposto coagulano contemporaneamente almeno tre ordini di problemi, tutti egualmente fondamentali ad una coscienza politica che combatta per la promozione della dignità umana nel XXI secolo:
1) le infinite forme della discriminazione cui sono destinati i lavoratori immigrati e le loro famiglie, che dalla completa assenza di politiche migratorie credibili e dignitose va fino al regime di sostanziale impunità dello sfruttamento nei cantieri edili e nei campi agricoli, ad esempio, così come della fitta rete di connivenze coi traffici dell’immigrazione clandestina e dell’odierno schiavismo;
2) la debolezza delle tutele costituzionali relative alla cittadinanza ed ai diritti che questa dovrebbe garantire, nonché l’irresponsabile assenza dimostrata a tutt’oggi dalle istituzioni preposte all’assistenza degl’italiani implicati in vicende giudiziarie in qualche Paese estero;
3) la vera e propria messa in discussione dello Stato di diritto, a partire dalla prassi consuetudinaria delle extraordinary renditions e dalle questioni etiche e giuridiche ad essa relative, fino al consolidamento di legislazioni repressive che in nome di una “guerra al terrorismo” indeboliscono ed accantonano le libertà civili ed i margini del dissenso democratico (dal Patriot Act in giù).

Ad essere impegnati, dunque, sono contemporaneamente un settore fondamentale della società italiana – che, d’altra parte, è anche uno dei soggetti sociali centrali alle dinamiche dell’epoca contemporanea – la società nel suo complesso e lo statuto morale di quella comunità giuridica in cui si è fino ad oggi riconosciuta.
La vastità, gravità ed attualità delle questioni supposte permettono di ritenere che l’attenzione sul dramma personale di Abou Elkassim Britel vada prontamente intensificata ed estesa, anziché considerata e costretta a faccenda personale di pochi sventurati.

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2 risposte a per una mobilitazione telematica

  1. mammamatta ha detto:

    Cara khadija, ti auguro con tutto il cuore che tuo marito ottenga finalmente giustizia.
    Ti sono vicina col pensiero e spero, nel mio piccolo, di esservi stata d’aiuto.

  2. abdannur ha detto:

    Kassim riceve la visita di alcuni parlamentari[..] Il prossimo 10 gennaio – domani – Kassim riceverà nel carcere di Casablanca la visita di una delegazione di parlamentari italiani e giornalisti, organizzata dagli on. Locatelli e Zulueta, cui farà seguito una conferenza stampa. Sebbene [..]

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