Kassim ha telefonato a casa !

Una piccola buona notizia che voglio condividere con chi segue la nostra vicenda.

Il 24 dicembre alle 12,57 ho ricevuto la prima telefonata ufficiale di mio marito dopo il trasferimento a Kenitra, il 9 ottobre.

Poche frasi e tanta emozione in attesa di incontrarci la prossima settimana.

Non sarà facile andare in quel carcere dove Kassim è stato così brutalizzato, ma noi non ci arrendiamo.

Parto per il mio 29esimo viaggio.

Per le ultime dall’ ACLU (American Civil Liberties Union) visitate Giustizia per Kassim, grazie.

Inserito in aclu, diritti umani, kassim, kenitra, khadija, la storia | 1 commento

Alkarama per Abou Elkassim Britel

Alkarama [la Dignità] è una ONG che si occupa di difesa e promozione dei diritti umani con particolare riguardo al mondo arabo, utilizzando soprattutto gli strumenti offerti dal diritto internazionale per aiutare le vittime di violazioni.

Ancora una volta
Alkarama sottopone il caso di Abou Elkassim Britel al Relatore speciale Onu sulla tortura con una lettera sulla sua situazione e la gravità del trattamento subito nel trasferimento alla prigione centrale di Kénitra lo scorso 9 ottobre.

Il comunicato di Alkarama del 21 novembre, in lingua francese

Maroc : M. Abou Elkassim Britel, victime de tortures et de traitements cruels en détention
o in lingua araba

المغرب: السيد أبو القاسم بريطل، ضحية تعذيب ومعاملة قاسية أثناء الاعتقال

Fonte : il sito di Alkarama

Inserito in alkarama, kassim, marocco, onu | Lascia un commento

Kassim Britel a quasi un mese dal trasferimento

Rispondo alla domande che mi vengono poste dopo l’amara esperienza del trasferimento, non richiesto e violento, nel carcere centrale di Kenitra, il 9 ottobre.
Non ho contatti con mio marito, scrivo quel che mi viene riferito dalla famiglia e dalle autorità diplomatiche italiane.

Kassim non sta bene, agli abituali disturbi si sono aggiunti problemi respiratori e un’allergia alle mani che va e viene.
Si trova in una cella con altre tre persone, dormono su coperte stese direttamente sul cemento.
Lui e gli altri non hanno il diritto di cucinare nulla, mangiano freddo. Nel reparto, costruito apposta per ricevere i detenuti islamici, non c’è un frigorifero per conservare il cibo.
Mi chiedo cosa mangi, visto che la visita della famiglia è consentita una sola volta la settimana e dura mezzora.
Le restrizioni sono molte, sia per uscire all’aria, sia per la doccia.
Ancora non può telefonarmi.
Ha ricevuto i suoi vestiti, mentre i libri, le riviste e gli altri effetti personali non gli sono ancora stati restituiti.
Finalmente ha visto un medico la mattina del 3 novembre. Facile intuire che la Direzione del carcere, o forse addirittura quella delle prigioni, abbia deciso di attendere così tanto tempo prima di permettere l’accesso a un medico perché svanissero le tracce dei maltrattamenti subiti.

Il giorno 15 ottobre mio marito ha ricevuto una prima visita del Console e il 3 novembre quella del Primo Segretario dell’Ambasciata d’Italia, grazie ad entrambi.
Si sono resi conto del pericolo che Abou Elkassim Britel corre, di com’è provato per le modalità del trasferimento. Kassim si è certo visto ritornare ai tempi della detenzione in segreto e del primo anno nel carcere di Salé.
Spero che continueranno ad essere presenti. Le preoccupazioni per l’incolumità di mio marito sono reali e c’è sempre la sua richiesta di giustizia, finora senza risposta, che interessa e interpella direttamente il governo italiano.

Inserito in diritti negati, governo italiano, kassim, kenitra, la storia | Lascia un commento

Marocco : Le costanti violazioni dei diritti umani, rapporto di HRW

Un articolo di Zineb el Rhazoui dal settimanale Tel Quel, n. 445 in edicola questa settimana, informa della presentazione “senza peli sulla lingua” dell’ennesimo rapporto di una Ong internazionale sui trattamenti abituali riservati ai sospettati di attività eversive.

Detenzione arbitraria. Témara non esiste!
Smetti di cercare tuo figlio è il titolo dell’ultimo rapporto di Human Rights Watch (HRW) sulla detenzione illegale in Marocco. Chiarimenti.

Lunedì 25 ottobre c’era folla al Club degli avvocati di Rabat. Parecchi giornalisti, militanti dei diritti dell’uomo, famiglie di scomparsi, oltre a qualche diplomatico hanno assistito alla presentazione dell’ultimo rapporto di HRW sulla detenzione illegale in Marocco. Scopo dell’organizzazione, rappresentata per l’occasione da due responsabili per l’area MENA (Medio Oriente e Africa del Nord): dare l’allarme sul perseverare delle violazioni dei diritti dell’uomo, in particolare nelle questioni legate al terrorismo. “Se persiste l’impunità degli autori di queste violazioni, nessuno sarà più al riparo da simili modi di agire, si tratti di militante laico, islamico, di sinistra o Amazigh” ha dichiarato in particolare Eric Goldstein, direttore aggiunto alla divisione MENA di HRW. In pratica, l’associazione denuncia il moltiplicarsi di casi di arresti arbitrari, assimilabili a rapimenti, il non rispetto della durata dello stato di fermo e l’esercizio della tortura. Nel rapporto HRW punta il dito in particolare sulle violazioni registrate presso il centro di detenzione segreta di Témara, di cui parecchi ex-detenuti erano presenti alla conferenza stampa tenutasi a Rabat. Sempre secondo il rapporto di HRW, e si tratta di uno scoop, “un procuratore del re si è recato nella sede della DST a Témara e ha ispezionato i locali. Egli ha concluso sostenendo l’inesistenza di un centro di detenzione segreta”.

originale in francese : http://www.telquel-online.com/445/actu_maroc4_445.shtml
fonte : TELQUEL online  

Tutta la successione dei fatti del caso Britel è esattamente riproposta e ripetuta nelle pagine del rapporto di HRW, disponibile in inglese e in arabo a partire da questo link : Morocco: “Stop Looking for Your Son”,

In lingua italiana il comunicato stampa di Human Rights Watch del 25 ottobre 2010.

Inserito in diritti negati, diritti umani, guerra al terrore, hrw, kassim, marocco, sparizioni forzate, témara, tortura | Lascia un commento

Marocco – Manifestazione per i diritti dei detenuti islamici

È in corso a Rabat un’altra azione per richiamare l”attenzione sui diritti delle centinaia di detenuti islamici.
Da anni questi cittadini marocchini – alcuni con doppia cittadinanza come Abou Elkassim Britel – e le loro famiglie subiscono trattamenti disumani e degradanti dentro e fuori il carcere.
Le numerose sollecitazioni, interne e internazionali, a sanare gli iniqui processi del 2003 che hanno portato in carcere tanti innocenti, pregiudicando il futuro dei loro figli e la sopravvivenza delle famiglie, sono cadute nel silenzio.
Il regime rifiuta di intraprendere un percorso di revisione che renda finalmente giustizia e apra una concreta opportunità di riconciliazione sociale. La violenza resta la scelta delle autorità espressa nei recenti trasferimenti al carcere di Kenitra, dove è praticata ogni giorno con durezza e ferocia sui detenuti islamici, in barba a qualunque legge e alle convenzioni internazionali sui Diritti umani, peraltro sottoscritte dal Regno del Marocco .

Per i detenuti islamici e per i loro cari, per la fine dell’ingiustizia e della sofferenza, per la loro liberazione il 31 ottobre a Rabat ore 10, manifestazione organizzata da 5 ONG con la partecipazione di an-Nasir, l’associazione che sostiene i prigionieri e le famiglie.

Inserito in alkarama, amdh, amnesty international, an-nasir, diritti negati, diritti umani, kassim, kenitra, marocco, OMDH | Lascia un commento

Abou Ekassim Britel e l’orologio rubato

Stanotte non dormo, non ci riesco. Succede di rado, così ho aggiornato Giustizia per Kassim.

C’è un piccolo tarlo che mi rode da quando ho parlato con una sorella di Kassim, dopo un messaggio drammatico in cui mi scriveva come lo avevano torturato nel trasferimento alla prigione di Kenitra.
Tra gli oggetti sottratti lei insisteva sulla “montre” e pensavo all’orologio da polso, ma durante la conversazione mia cognata ci torna e parla dell’orologio che stava sul muro della cella.

Tempo fa Kassim mi chiese di comprarlo, il vecchio non funzionava più: “Mi raccomando, non troppo grande”.
Un giro nel mercato della medina e in qualche negozio, trovavo solo vistosi orologi da parete.
Tornai ad Oukasha a mani vuote, gli descrissi quel che avevo visto, prendendo come misura un foglio di A4, volevo capire se potevano andare bene. Tutti troppo grandi secondo lui. Cercai ancora, era difficile accontentarlo.
Alla fine mi decisi per uno bianco, appena più ridotto, con un display a grandi numeri per l’ora e un altro per la temperatura.
Kassim disse subito: “Khadija, è troppo bello e troppo grande, come lo appenderò?”. Lo osservò e vide l’indicatore della temperatura, ne immaginò immediatamente l’utilità per lui divenuto così freddoloso e delicato.
Come sempre s’industriò e riuscì ad attaccarlo. Ci si affezionò e ne aveva cura.
Spesso tornava nelle nostre conversazioni. “Come stai?” “Fa caldo?” “Senti freddo?”, e Kassim pronto mi diceva quanti gradi segnava il suo orologio nelle varie ore del giorno, o il giorno prima. Era una specie di gioco, mi affrettavo a leggere le temperature sul pc per non essere da meno.

Lui si è lamentato con la sorella. Soffre di quest’ennesima perdita, forse perché gliel’ho regalato io, e magari fissandolo a lungo riusciva ad immaginarsi nella nostra casa. O più semplicemente, quando sei detenuto ogni piccola proprietà è un bene prezioso.

Penso a Kassim, a questa lunga separazione forzata, agli anni di trascorsi e a quelli che verranno. Sento la sua mancanza, da troppo non gli parlo.
In questi giorni convivo a fatica  con il dolore per quello che gli hanno fatto, come se quello che ha subito in passato non fosse stato già troppo.
Vorrei poterlo guarire, vorrei fare qualcosa per sollevare lui e me dall’umiliazione, così mi tengo stretti i tanti ricordi buoni che abbiamo, e tutto il rispetto che gli porto.
Per il prossimo viaggio penserò a comprare un orologio da parete bianco.

Inserito in diritti negati, diritti umani, kassim, kenitra, marocco, oukasha, tortura | 2 commenti

Ancora violenza contro Kassim Britel

Venerdì 8 o sabato 9 ottobre, alle sei del mattino, Abou Elkassim Britel subisce un trasferimento coatto dal carcere di Oukasha al carcere centrale di Kenitra. Privato dei suoi abiti, dell’orologio e di tutti gli effetti personali, Kassim viene fatto salire su una vettura con gli occhi bendati e, arrivato a Kenitra, buttato giù dal mezzo e duramente malmenato con calci e manganelli.

Già malato e provato dagli anni di prigionia e tortura, viene chiuso in cella senza vestiti, senza cibo, senza letto e senza coperte, con i lividi e le ferite ancora doloranti. Ha fame, è stato derubato anche delle sue provviste di cibo.

Domenica sera la moglie, non avendo più notizie di lui da giovedì, lancia l’allarme.

Oggi, lunedì 11 ottobre, una delle sue sorelle riesce a fargli visita e ad incontrarlo. Kassim, in lacrime, racconta e chiede di esser visitato al più presto dall’Ambasciatore o dal Console.

Inserito in diritti negati, diritti umani, kenitra, oukasha | 9 commenti