Abou ElKassim Britel: la sua storia in un video. Due articoli su Repubblica.it. La petizione a sostegno della richiesta di scuse

Marc Perelman e Karim Hakiki sono gli autori per FRANCE24 di un reportage sul caso.  Qualche settimana fa ci hanno fatto visita, e Kassim ha risposto alle domande di Marc, mentre Karim girava.
Il video della trasmissione (17′ ca) è disponibile in inglese, in francese e in arabo:

‘An unlikely victim of the ‘War on Terror’

Dans l’enfer des prisons secretes

ظلمات المعتقل الخفي


Fonte: FRANCE24 : francesearabo

In questi giorni anche Emanuele Piano dedica due articoli al caso di Kassim, su Repubblica.it (Mondo Solidale):

“Dieci anni della mia vita sono stato rubati, nulla potrà cambiare questa realtà”
Extraordinary rendition, la petizione per le scuse al cittadino italiano ingiustamente detenuto

Se pensate che Abou Elkassim abbia il diritto di ricevere pubbliche e sincere scuse per quello che ha sofferto e ancora soffre, firmate e invitate a firmare la petizione a sostegno:
Acknowledge and apologize for the wrongful imprisonment and torture of Abou ElKassim Britel

Grazie a tutti!

La campagna “TAKING RESPONSIBILITY FOR EXTRAORDINARY RENDITION AND TORTURE: The Case Of Abou ElKassim Britel” è organizzata da North Carolina Stop Torture Now con la collaborazione della Professoressa Deborah Weissman e dei suoi studenti della UNC School of Law.
Per saperne di più visita il sito di NCSTN, leggi l’articolo su questo lavoro dalle news dell’Università del North Carolina e il nostro post, grazie.

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Soffrire di tortura: una petizione per Abou Elkassim Britel

Per quasi tre anni questo blog e il sito hanno taciuto, non perché non ci fosse nulla da dire.
Rientrare a casa, senza tornare davvero, corpo e spirito minati profondamente, come si racconta?
Non sono capace, non posso, non ci riesco. Giorno dopo giorno vedo Kassim soffrire, combattere i fantasmi della rendition, della tortura, della detenzione, cercare di costruire un nuovo percorso di vita e non è mai il momento giusto. Siamo sfiniti e ci sentiamo molto soli.
Alcune persone chiedono di lui, della sua salute e quasi sorpresi dicono: “Ma sono già passati più di tre anni…”, senza capire che certe ferite non si chiudono, che basta un nonnulla per riportare a galla il disagio. Dalla tortura non si torna, è un cancro che resta dentro e lavora nel buio.
Viviamo in un paese dove si scrive e si commenta su infinite banalità, ma dove non esiste il reato di tortura, dove persone ancora muoiono per mano di servitori di uno stato autoritario e noncurante… e dove con l’islamofobia si genera paura.
Oggi scrivo perché è in rete una petizione che riguarda il caso Britel. Creata dall’associazione “North Carolina Stop Torture Now“, è indirizzata ai governi dei quattro paesi coinvolti per una richiesta di scuse a Kassim. La petizione fa parte di un percorso diverso e alto che ha origine dal lavoro di un gruppo di studenti di giurisprudenza della “University of North Carolina at Chapel Hill” guidati dalla professoressa Deborah Weissman.
È triste vedere come interessi a pochi, eppure il fine è ottenere giustizia, senza quella Kassim non potrà mai riaversi, ed io con lui.
Fra i firmatari riconosco persone che hanno seguito e studiato il caso, sanno di cosa si tratta, aggiungono commenti pertinenti e spesso empatici. In famiglia ne parliamo e a Kassim racconto i contatti avuti con loro e gli episodi che ritornano alla mente di tanti anni spesi per il suo ritorno a casa e per il riconoscimento del male patito. Grazie ad ognuno di voi e all’occasione positiva che ci date.
Chiedo di continuare a diffondere e di non farci mancare il vostro appoggio, grazie ancora
khadija

Ecco uno dei commenti che ben fotografa la situazione:

This case was scandalous and an example of the lasting and irreparable damage that governments cause people in the name of security. I studied the case in depth and it was emotionally difficult to learn of and report the plight suffered by Britel and his wife.

Un sentito grazie a Christina Cowger e a tutti i membri di NCSTN, a Deborah Weissman e ai suoi studenti, a tutti coloro che sono impegnati nella campagna “TAKING RESPONSIBILITY FOR EXTRAORDINARY RENDITION AND TORTURE: The Case Of Abou ElKassim Britel”.
Per saperne di più visita il sito di NCSTN

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Abou Elkassim Britel 5 mesi dopo

La liberazione tanto attesa e improvvisa.
Il ritorno a casa, un po’ temuto e gioioso, la speranza di riprendere la nostra vita. Sapevamo che non sarebbe stata la stessa, gli anni bui e faticosi appena trascorsi ci hanno segnato.

Prima l’ingiustizia subita, gli abusi ripetuti, e ora il silenzio, come se nulla fosse successo, la solitudine di questi mesi difficili, problemi di salute e psicologici.

Ci stiamo provando e ogni giorno è una sfida per Kassim e per me. Parlarne è difficile, a volte anche fra noi. Non riesco a raccontarlo.
Estraggo quindi questi passaggi, che fotografano bene lo stato in cui siamo, dal rapporto del sen. Dick Marty al Consiglio d’Europa (doc. 10957 – 12 giugno 2006):
 
2.7.2 Effetti delle rendition e detenzioni segrete sui singoli soggetti e le loro famiglie

89. I resoconti personali di questo tipo di abusi dei diritti umani parlano di completa demoralizzazione. Naturalmente, la disperazione è maggiore nei casi in cui l’abuso persiste, quando ad esempio una persona rimane in detenzione segreta, senza conoscere le motivazioni per le quali è trattenuta e nessuno, fatta eccezione per i suoi rapitori, sa di preciso dove si trovi o come stia. L’incertezza che caratterizza le rendition e le detenzioni segrete è torturante, sia per quanti sono detenuti sia per coloro per i quali risultano “scomparsi”.
90. Tuttavia, il tormento continua per lungo tempo dopo che il detenuto è stato localizzato, o anche rilasciato o è stato in grado di far ritorno a casa. Le vittime ci hanno descritto la sofferenza che li coglie con  flashback e attacchi di panico, l’incapacità di condurre relazioni normali e una costante paura della morte. Le famiglie sono state separate. A livello personale, persistono profonde cicatrici psicologiche; e su base quotidiana lo stigma e il sospetto sembrano perseguitare chiunque sia brandito come “sospetto” nella “guerra al terrore”. In breve, appare praticamente impossibile ristabilire normali relazioni sociali.

Fonte: Amnesty International (2006), Voli segreti : Il rapporto del Consiglio d’Europa sulle operazioni coperte della CIA negli Stati europei, EGA Editore.
Il rapporto è disponibile in inglese  e in francese, inoltre sul sito del CoE è disponibile:
Presunte detenzioni segrete negli Stati membri del Consiglio d’Europa

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Ritorno a casa

Abou ElKassim Britel
finalmente a casa !

أخيرا في بيته
enfin, à la maison!

at home at last !
¡por fin en casa!

Da qualche giorno siamo rientrati in Italia dopo l’improvvisa liberazione di Kassim il 14 aprile.

Kassim è ancora molto stanco e provato, cerca di fare un po’ di sport, ma avrà bisogno di tempo per rimettersi in salute.

Ora cerchiamo di riprendere una vita serena, di tornare alla normalità.

Ringraziamo di cuore quanti ci hanno sostenuto e aiutato, un saluto   Kassim e Khadija

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I detenuti islamici chiedono giustizia, proteste in corso in Marocco

Dalla serata di giovedì si susseguono voci della concessione di grazia reale ad un gruppo di cosiddetti “salafistes”.

Immediata la reazione in diverse carceri: Salé, Kenitra, Fez, Oujda, Tiflit, Al Jadida, Agadir.
Si chiedono ancora giustizia, revisione dei processi, liberazione in tempi brevi.
Indicati dalle autorità come membri della “salafiya”, anche se di formazione e idee diverse, i prigionieri sono accomunati dai lunghi anni di sofferenze e di vessazioni vissuti da loro e dalle famiglie, come si racconta in questo blog dedicato a Abou Elkassim Britel.

Oggi 18 marzo, l’avvocato Mohammed Sebbar, nominato lo scorso 3 marzo segretario del CNDH (Conseil National des droits de l’Homme), si è recato a Salé e a Kenitra dove ha parlato con delegazioni dei detenuti.
Sebbar ha ascoltato le loro richieste.
Ha risposto che al momento non dispone ancora di uno staff che lo supporti nel lavoro, che la sua visita non intende porre fine alle proteste, che come avvocato di parecchi “islamistes” conosce le ingiustizie e le iniquità dei processi, che non sarà possibile trattare tutti i casi in un blocco unico, che ci sono situazioni differenti e che questo richiederà del tempo.
È conscio che la maggior parte di loro è  innocente, che molti dovrebbero già essere liberi perché hanno superato i 2/3 di pena, che c’è una forte opposizione ad  una soluzione di giustizia che ritiene di poter superare e che entro qualche giorno vuole dimostrare che le sue non sono solo parole.
Una missione difficile per l’avvocato Sebbar, da sempre impegnato per i diritti umani.

Lo stato di agitazione continua, i prigionieri dentro, mentre le famiglie sono riunite in sit-in davanti al cacere di Salé.
Il 20 marzo sono convocate altre manifestazioni per chiedere più diritti ed un vero cambiamento nel paese. Una delle richieste è anche quella di giustizia per i detenuti islamici.

Per notizie (ad es., la repressione di polizia del 13 marzo a Casablanca) e approfondimenti consigliamo ancora (r)umori dal Mediterraneo, il blog di Jacopo Granci, che ci aiuta a capire la realtà marocchina.

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Abou Elkassim Britel, cittadino italiano, vittima delle “consegne straordinarie” denunciate da Dick Marty

Un altro articolo. Ancora uno sguardo sul carcere di Kenitra, ma anche un’ulteriore denuncia dell’ingiustizia che viviamo, noi e tanti altri, in nome di una fantomatica “guerra al terrorismo” che ha ridotto i diritti umani a pura retorica per le celebrazioni ufficiali.

….Temo per la vita di mio marito e mi sento impotente. Ogni giorno mi chiedo se e come tornerà a casa.

Nonostante tutto insisto. In rete comunico le informazioni che i giornali non danno, contatto le ONG. Ma mi sento molto sola e non vedo una soluzione. Quello che manca è la presa di posizione esplicita di qualche personalità conosciuta; penso a esperti nel campo del diritto e dei diritti umani in particolare, qualcuno che possa aiutarmi a comunicare con lo stato italiano. …

Marocco : La realtà crudele di musulmani imprigionati e torturati, di Silvia Cattori, 8 febbraio 2011

Silvia Cattori è una giornalista svizzera indipendente. Sito web : www.silviacattori.net

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“Abou Elkassim Britel, un italiano di serie B” sulla webradio dell’Università di Salerno

Lunedì 31 gennaio sarò ospite di Vincenzo Greco in “Trenta Minuti” per parlare del caso di Abou Elkassim Britel e del mio ultimo viaggio, dalle ore 11.00 alle 11.30.

Per ascoltare collegatevi a  unis@und, grazie.
L’intervista è disponibile in podcast a questo link:
http://iunisa.unisa.it/moduli/podcast/file/1149.mp3

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